Nel 2016 avrei voluto visitare più ristoranti, provare più novità a Bologna, partecipare a più inaugurazioni, avrei voluto scrivere di più. No, non è vero, avrei DOVUTO fare tutte queste cose, non sempre le avrei volute fare. È stato il primo anno della partita iva, un anno di grandi cambiamenti, sia di vita che di portafoglio che di tempo. Ho dovuto quindi selezionare: selezionare con cura i viaggi, i ristoranti, le inaugurazioni, le uscite. Quindi tutti quei bei posticini nuovi, non ho avuto tempo di provarli.  A volte però non ne ho sentito la necessità.  Ho messo via qualche soldo in più per concedermi qualche stellato, due viaggi in più e passato il tempo libero rimasto con persone che davvero mi hanno fatto stare bene.

Non mi piacciono i bilanci, ho voglia però di condividere con voi sette piatti memorabili che hanno segnato il mio 2016. Perché sette? Perché è il mio numero fortunato. Ne avevo altri ma mi sono volutamente fermare a sette, proprio per darmi un limite e per dirmi “se metto prima questi, vuol dire che gli altri erano buoni ma non memorabili come questi”.

Ah, piccolo appunto, solo uno di questi è stato mangiato a Bologna. Avrei dovuto, visto il nome del blog, inserire solo piatti bolognesi ma, per tornare a gustarmi le meraviglie che offre Bologna, quest’anno ho avuto bisogno di affinare il mio palato e i miei gusti, fuori da Bologna.

Ho tanti altri piatti nella memoria e nel cuore ma questi sono quelli che mi hanno lasciato dietro grandi storie, grandi ricordi a volte anche sgradevoli ma che hanno comunque segnato il mio 2016.

 

De KasDe Kas (Amstedam, Olanda), zuppa con brodo alla birra, crostacei e melone

De Kas è un ristorante meraviglioso, situato nel verde del Frankendael Park di Amsterdam. La sua peculiarità è l’ubicazione, non solo all’interno di un bellissimo parco ma soprattutto all’interno di una serra. Sala molto ampia, iper luminosa poiché interamente vetrata, cucina piccola e totalmente a vista e poi lei, la bellissima serra. Il menu cambia ogni settimana in base al raccolto e a ciò che i produttori locali portano ogni settimana. La zuppa che ci hanno servito, in apertura al menu degustazione di quattro portate, è stata a dir poco incredibile. Un brodo tiepido e, sul fondo, crostacei e dadini di melone da raccogliere con il cucchiaio.

 

RelæChristian Puglisi (Relæ, Copenhagen, Danimarca), Merluzzo crudo con Ravanelli e Dashi di lemongrass

Sul Ristorante Relæ dovrò prima o poi farci un articolo perché merita un articolo a sé. Ristorante stellato dello chef italo-danese Christian Puglisi (ex sous-chef del Noma di Copenhagen), ristorante finito dritto dritto nel The World’s 50 Best Restaurants. Credo sia stata la mia scoperta più bella del 2016, un ristorante che mi ha lasciata davvero positivamente interdetta. Il Merluzzo crudo con Ravanelli e Dashi di lemongrass *credo* sia stato il mio piatto preferito della serata, so con certezza che è stato quello che mi ha procurato più brividi in assoluto in tutto il menu di degustazione. Brividi di piacere che raramente si provano mangiando, brividi che partivano dalla colonna vertebrale e andavano giù fino ai piedi. Ho seriamente temuto di avere la febbre a 40, invece no, era “solo” un piatto spettacolare. Fresco, essenziale, complesso. Incredibile.

 

Massimiliano PoggiMassimiliano Poggi (Massimiliano Poggi, Bologna), Artusi 495

Non nascondo che, a Bologna, Massimiliano Poggi è il mio preferito. Da Maggio 2016 ha inoltre intrapreso una strada molto coraggiosa aprendo Massimiliano Poggi Cucina dove secondo me sta portando avanti tutta la sua essenza, la sua bravura, il suo cuore e la sua anima. La mano di Poggi è secondo me riconoscibile ad occhi chiusi e pochi Chef riescono ad emozionarmi come lo fa lui: con modesta e complessa semplicità. E l’Artusi 495 (interpretazione della famosa ricetta di Pellegrino Artusi: “terrina” di anguilla spinata, fritta in farina di semola, salsa di soritto, brodo di pomodoro verde) mi ha fatto ridere, sorridere, gioire e sul finale mi è anche scesa la lacrimuccia.

 

Gianluca GoriniGianluca Gorini (Le Giare, Montiano, FC), Cozza al pomodoro

Purtroppo non sono ancora riuscita ad andare a mangiare alle Giare ma ho avuto la fortuna di assaggiare questo piatto clamoroso ad Al Mèni e mi ha fatto venire una gran voglia di provare il menu degustazione più lungo delle Giare. Troverò il tempo, prima o poi! Intanto quelle cozze al pomodoro mi sono rimaste nel cuore!




 

PariniPiergiorgio Parini, Gelato di patate arrosto

Ho avuto la fortuna di provare un menu degustazione da oltre 9 portate di Piergiorgio Parini, Al Povero Diavolo. Questo piatto l’ho però assaggiato al secondo appuntamento di Spessore, evento incredibile con cadenza annuale organizzato al Povero Diavolo di Torriana. Ecco, il Gelato di patate arrosto di Piergiorgio Parini credo sia stato il piatto più divertente assaggiato nel 2016. Un gelato salato, che sembrava, solo nel sapore e non nella consistenza, una porzione di patate al forno al rosmarino. La cucina di Piergiorgio Parini mi è piaciuta moltissimo (il suo saper giocare e sapersi divertire con le verdure e modificarne le consistenze) ma questo piatto è stato per me ancora più memorabile degli altri.

 

Cristiano Tomei (L’Imbuto, Lucca), Pizza di mare

Affondare il cucchiaio in un brodo di salsa di pomodoro con acqua di mare ed elicriso e trovarvi la polpa di canocchia cruda, fresca e dolce, cosparsa di polvere di lievito spento, tostato a temperatura tale da renderlo inattivo. Un piatto incredibile, che al primo boccone mi è parso di mangiare una pizza liquida e con il quale mi sono divertita masticando in seguito un crostaceo che gli ha dato un finale iodato. Un bellissimo gioco di consistenze ed evocazioni. Spero di tornare presto all’Imbuto!

 

Oliver PirasOliver Piras (Aga Ristorante), Ostrica con Vermut e ciliegie

So già che non riuscirò a visitare entro breve il ristorante di Oliver Piras, mi sono quindi sentita molto fortunata di poter assaggiare questo piatto incredibile durante l’evento Spessore. L’ostrica cruda è uno dei pochi piatti che raramente mangio. Non è che non mi piace ma, avendo abitato per dieci anni in Francia e, avendone mangiate (anche per costrizione) a tonnellate, ora non è tra i miei favoriti. Cotta invece, continua a farmi impazzire. E invece Oliver Piras me l’ha fatta amare, con Vermut e ciliegia, intensa, aggressiva, dolce, memorabile!

 

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